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DALLE PRIMARIE AI LISTINI BLOCCATI

Dalla Puglia terra di conquista delle primarie ai listini bloccati. La politica mostra tutti i suoi limiti nel dominio di un potere precostituito di intero appannaggio dei “titolari” dei partiti che in questi mesi si sono dati battaglia per decidere questo o quel candidato nella spartizione della torta di coalizione. E noi elettori lì solo per la firma, anzi per un ics. Ma non c’è parità!
I partiti (almeno quelli del centro-sinistra che non hanno firmato questa legge) potevano dimostrarsi realmente aperti al popolo scegliendo, anche all’interno delle proprie sedi territoriali, le persone da candidare. Invece no. Le primarie che hanno incoronato e legittimato Vendola, Prodi e poi la Borsellino come candidati “del popolo elettore sovrano” sono state allontanate dai partiti sempre più con le loro scalate egemoniche di gerarchie “romane”. Così facendo il ruolo anche degli iscritti ai partiti è sempre più marginale e ininfluente nelle scelte degli “uomini”. Puoi aspirare alle poltrone solo se all’interno della burocrazia partitocratica, anche territoriale, segui le correnti giuste e non ti dimostri mai un “rivoluzionario o pasionario”!
Gli estremisti sono stati prima compresi dagli schieramenti vicini (comunisti trozkisti da una parte, fascisti di forza nuova neo scarcerati dall’altra) e subito estromessi delle coalizioni che guardano per la vittoria al perbenismo del ricco e acquiescente “centro moderato”.
La speranza di un “cambiamento”, solita pillola di zucchero per popoli che sperano nei nuovi propri padroni, come personaggi che possano interessarsi al loro quotidiano, è legata solo a marchi di partito e personaggi da essi prescelti. Cambieranno i padroni quindi ma non i metodi di vicinanza della politica alle problematiche della gente.

Chissà perché la preferenza è stata prevista per le quattro circoscrizioni estere, per l`elezione di 12 deputati e 6 senatori. Sarà questa la prima consultazione elettorale repubblicana in cui non si potrà esercitare il diritto, contemplato nella vigente Costituzione, d`indicare, col voto, il proprio rappresentante alla Camera o al Senato.

Nessuna speranza per chi sperava anche di guadagnare euro occasionali nel comitato elettorale di questo o quel candidato. Si vota per il partito e il candidato sarà eletto in base all’elenco dei papabili presentato dal marchio di riferimento. Più è in alto il nome in lista, più ha probabilità di ricevere uno dei seggi che il proprio partito si vedrà assegnare dalla ripartizione regionale. Roba da matematici dei metodi pasticcieri che la politica del POTERE si è inventato in questi anni. Tra le critiche che non ho mai capito in politica è se un uomo con x titolo professionale possa fare o meno il politico. Un magistrato no, un giornalista no, ma un pregiudicato si!? Ma allora dite qualè la scuola o università che si deve fare e uno va alla CEPU e si piglia un titolo!!
E se è necessaria le fedina penale sporca basta dirlo, sputo in faccia a qualcuno... mi prenderei qualche bella soddisfazione!
Spiegatemi bene. Tanto scandalo per un magistrato (Di Pietro, Emiliano, ora Colombo) non per un avvocato (Forza Italia schiera il pool di avvocati della Mediaset e di Berlusconi), va bene un cassaintegrato (il non riconfermato di Rif. Com.) ma non un imprenditore (Berlusconi)! Preferirei valutare il politico per quello che fa nel lavoro da politico, per moralità, per disponibilità all’ascolto, perché se deve essere uno di noi deve essere capace di passeggiare per strada, di prendere i treni sporchi, di non avere privilegi e di sentire gli odori e le puzze del vivere quotidiano, altrimenti che e chi mi rappresenta?
Nella grande farsa mediatica dei nomi tirati in ballo, troviamo gente che arriva esternamente ad interessarsi di politica e a ritrovarsi candidato per una sorta di pulizia etnica dei partiti. Furio e Gherardo Colombo per il centro-sinistra (ex direttore dell’Unità e magistrato di Mani pulite), Mike Bongiorno o Emilio Fede con la confermata ex show-girl Gardini per Forza Italia. Si sentono forse più democratici, i partiti, se fanno fare politica anche a chi non è nato “parlando e sgusciando” in politichese? Non attacco nessuno anzi difendo la scelta di un uomo (visto che le donne hanno poco spazio) che decide di cambiare mestiere e gliene viene data possibilità, con aspirazioni economiche e pubbliche di massimo rispetto.
E già, perché la politica è una professione e molti senza non saprebbero che fare. Ricordo un commento di un amico circa un Assessore: “ma se quello non ha mai lavorato in vita sua!”

Raimondo Cucciolla
 




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