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Okkio che notizia

Italiani brava gente? No,……..coglioni!!

Era da un po’ che non scrivevo di cronaca. Avevo la necessità di decongestionare, di non leggere i giornali per farmi defluire idee datate e generarne di nuove nella testa. La televisione, quella l’ho eliminata da tanto tempo ormai ma, alla notizia ascoltata alla radio delle dimissioni di Fazio, la tentazione di assistere ad un dibattito televisivo è stata più forte della necessità di astinenza.
Così, verso le 23.00 inserisco il cavo dell’antenna alla TV e mi connetto all’idiozia del disordine mediatico delle idee; nel salotto di Vespa va in onda il monologo di Berlusconi, sullo sfondo giganteggia la scritta: Rispettato il contratto?
Ecco, il danno è fatto: sono costretto a farmi del male e assisto all’irreparabile.
Dunque, procediamo con ordine e documentiamo l’inedito (per me) spettacolo (l’ennesimo) che ha avuto luogo oltre quella “Porta” dove da anni si cerca di raccontarla agli italiani.
Lui, sciorina senza sosta, senza moderazione, senza moderatore, sì, perché il conduttore è come se non ci fosse, non ha niente da dirigere, da concertare, ogni tanto si ausculta un “però”, un “sì, ma!”, per il resto, il grande padre all’eloquenza accompagna la mano che si allunga a destra o a sinistra per andarsi ad appoggiare all’avambraccio del suo protetto facendogli capire di non interromperlo e di lasciarlo continuare nel suo One Man Show.
Si aiuta con le carte l’uomo più ricco d’Italia, uno dei più ricchi del mondo; dati vuoti, numeri che devono disperatamente supportare il Suo operato di Governo, il Suo, il Suo, soprattutto il Suo, perché tutto grazie a lui, gli altri, gli alleati non esistono, non vengono mai citati, mai menzionati, in questo One Man Show.
Numeri, numeri, numeri, e poi cartine, grafici, fin quando un plaudente Vittorio Feltri che si affaccia in gigantografia alla destra dell’uomo forte, per chi ha di fronte i teleschermi, obietta:
“Ma non si capisce niente, scusa, continui ad agitare i tuoi fogli ma non si capisce niente.”
Gli dà del “tu” l’imparziale uomo dell’informazione!
Ma lui non si ferma, imperterrito continua ad agitare mani e bocca con due chicche da uomo immagine attento e affabulatore: al noto ghigno aggiunge un inedito assottigliarsi dell’occhio destro ogni qual volta si sente rivolgere una domanda che si presuppone lo debba impegnare, ogni qual volta è costretto ad ascoltare le fandonie, le bugie, le infamie della Sinistra.
Sì, perché lui fa parte della coalizione di Centrodestra, all’opposizione c’è la Sinistra, quando ancor peggio: le Sinistre.
Lui deve inseguire, non può fermarsi, non può essere interrotto, ha di fronte anni di ingiurie, anni di disinformazione, anni di orditi malefici perpetrati dai comunisti e adesso deve parlare, deve scendere in campo per informare, per finalmente far sapere a tutti gli italiani quello che realmente la sua bontà e generosità di eccezionale filantropo hanno fatto in questi anni di Governo che stanno volgendo al termine.
E allora, non c’è tempo per il dibattito, il contraddittorio, non c’è tempo, lui deve inseguire e ha solo quattro mesi per riparare a tutto questo tempo ingrato in cui mentre lavorava con dedizione e amore, i suoi avversari calunniavano, infamavano e disinformavano.
Ad un certo punto alla sinistra del teleschermo appare un uomo piccolo piccolo, il più piccolo dei tre segretari generali dei sindacati, un uomo che mi sono sempre chiesto come faccia a trattare con i volponi del Potere, lui, che non riesce neanche a mettere insieme una proposizione semplice sintatticamente corretta. Infatti, ieri, oltretutto intimidito dalla presenza del Monarca, ha accennato timidi dati non documentati ma che sono il comune sentire della stragrande maggioranza degli italiani vissuti sulla propria pelle: inadeguatezza degli stipendi, precarietà del lavoro, prezzi pazzi e incontrollati, insomma, non fa in tempo a continuare la sua sintassi sgrammaticata che l’uomo di ferro si riappropria della parola e va avanti per altri interminabili dieci minuti, uguali ai precedenti, fatti di grafici, numeri, schemi, con l’ingresso di un altro filone tanto caro al Cavaliere: le grandi opere. E lì, non c’è ne per nessuno, carte e mappe si sprecano.
Feltri sbuffa, Angeletti sorride e annuisce intimidito, Vespa porta a spasso tra la destra e la sinistra del Cavaliere la sua cartelletta azzurra quando, come un fulmine a ciel sereno interviene l’imprenditore Della Valle che da pari dice il fatto suo al Presidente del Consiglio.
E sì, bisogna arrivare quasi alla fine della puntata per vedere, paradosso dei paradossi, un imprenditore che contrasta per grandi linee l’operato di un altro imprenditore, mentre fino a quel momento, il sindacalista si era educatamente autocensurato, per arrivare addirittura ad alzare le mani quando Vespa legge un comunicato appena recapitato da una sigla sindacale delle Forze dell’Ordine che conferma gli aumenti salariali operati da questo Governo nei loro confronti. Beati loro, sono gli unici; i metalmeccanici, gli operai in genere, le categorie dei lavoratori dipendenti sono rimaste alla media dei mille euro al mese. Il Cavaliere afferma:
“Per carità, non voglio dire che le Forze dell’Ordine non sono di destra!”
Anche lui con la sintassi va poco d’accordo, ma ci siamo abituati.
Bene, adesso, dopo i fatti di Genova, di Montecitorio e di Val Susa, potremo essere tutti più tranquilli: sappiamo chi sono i signori che regolarmente manganellano.
Che per farlo abbiano bisogno di continui incentivi (oltre 700 euro in meno di un anno e altri ne sono previsti) rientra nella mentalità imprenditoriale di Berlusconi che per far lavorare meglio concede incrementi. Si può immaginare quanto la stessa proporzione sarebbe stata benvoluta da tutti i lavoratori, ideologie e tornaconti a parte.
“Ma il Governo non può operare su tutto, su molte cose ha le mani legate” , afferma il Presidente. Sull’aumento programmatico degli stipendi dei gendarmi niente da eccepire però.
Per il resto le idee nuove esternate dall’uomo in poltrona al centro dello studio ci sono: la necessità di lavorare oltre i 65 anni, di aumentare le pensioni minime a 800 euro, di costruire case per tutti, di non lasciare nelle mani di chi ha sempre fallito in tutto il destino del Paese.
Il comunismo ha portato solo: miseria, morte, terrore e fame. Gli italiani lo sanno, non sono stupidi e non possono consegnare questo Grande Paese a chi nella vita ha fatto solo la politica e non conosce i problemi reali.
Vittorio Feltri di ridesta dal torpore e avanza una provocazione:
“Ma come mai sui provvedimenti che riguardano la collettività il Governo avanza con estrema lentezza e per quelle leggi “ad Personam”, al contrario, è proceduto spedito e deciso?”
“Ecco un’altra fandonia, un’altra mistificazione, questo Governo non ha mai approvato leggi “ad Personam”, tantomeno avanzate dal sottoscritto” e via a spiegare agli italiani l’iter parlamentare di una legge. Sì, ci voleva lui. Del resto lo sappiamo: è laureato in legge, compagno universitario di Dell’Utri, altro illustre giurista.
“Qui qualcuno sta dicendo stupidaggini e quello non sono io” dice rispondendo polemicamente a Della Valle.
“Non ho mai commesso errori, nessuno, nessuno!” dice obiettando a Feltri che gli chiede se abbia mai fatto scelte sbagliate.
Così conclude Berlusconi. Si guarda attorno, è tentato di ricominciare il suo Show “Berlusconi contro tutti”, ma tra la faccia delusa di Mannheimer che non ha potuto parlare e un panettone introdotto da un solerte cameriere, sulla sua faccia si staglia il solco del solito ghigno: il panettone è un suo dono; ma non fa in tempo ad autocelebrarsi che è chiamato ad impegnarsi in un ulteriore assottigliamento dell’occhio destro quando Della Valle cerca di far sentire il suo:
“Dovresti dare un panettone ad ogni pensionato.”
Berlusconi mette la sua mano sinistra sull’avambraccio di Vespa; ma non c’è tempo, la sigla è già partita, lo studio si sta oscurando e Della Valle è già un fuori onda.
19/12/2005
Forgione Massimiliano
 




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