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Gli italiani al voto e l’interesse per la politica.

Oltre ai milioni di persone che vanno a votare, bisogna pensare a coloro che non ci vanno e che andando alle urne fanno scheda bianca o nulla. Dal prosciutto nella scheda (ora mangiatevi pure questo…) a “cazzi vostri io domani vado in svizzera” sono tante le reazioni stanche ed incazzate ad una politica lontana dai cittadini.
Nel totale il 40% degli aventi diritti (a queste europee 33,3% circa astenuti 6,40% che annullano) non hanno interesse alcuno alla politica.
L’affare interessa a pochi: gli iscritti (pochi) attivi nei partiti, sempre più strutture oligarchiche in cui i dirigenti mantengono poltrone e poteri con le unghie (pronti a graffiare chiunque si avvicini). Loro decidono i veri giochi per chi verrà eletto.
Poi ci sono gli aggregati, pochi giorni prima della chiusura delle liste (presi per far numero senza il rischio che prendano più voti degli “eletti” dei partiti) quelli che, senza aver mai preso parte ad un partito o per pura speranza dello stipendio politico, riempiono le liste.
Tutti i candidati spendono soldi propri senza una mano organizzativa né tantomeno economica da parte dei partiti (allora dove vanno a finire i rimborsi elettorali?). In più nelle guerre intestine le coltellate sono all’ordine del giorno.
Per gli altri (gli elettori) tutto sembra risolversi in Italia su chi ama o no il PREMIER. Papi, Ville in Sardegna protette dal segreto di stato e divorzi non c’entrano con le leggi at personam, il Lodo Alfano e l’immagine nel mondo.
Mentre c’è chi non si spiega come si possa votare Berlusconi dall’altra parte c’è chi lo difende a spada tratta, per cui gli scandali sono solo gossip di una sinistra giustizialista e i processi inutili e su basi infondate.
Poi ci sono gli inossidabili estremisti. Quelli che a destra votano Fiamma tricolore, Forza nuova e la Destra perché il Pdl non è fascista come loro e quelli che a sinistra sono nati con la camicia rossa e bandiera falce e martello al braccio, che trovano acqua di rose quelli del Pd e avversari gli stessi “compagni” di partito, tanto da separarsi per poi scomparire sia in Italia che in Europa come rappresentanza.
Insomma alla fine di ogni campagna elettorale ci si sente sempre più vuoti e avviliti. Chiunque sperava torna in paranoia, chiunque voleva darsi da fare si è trovato di fronte un muro grande e di gomma.
Chiunque vuole il cambiamento si ritrova tristemente a parlarne con amici senza trovare una strada.
E se fosse quella di ricominciare da zero, di lavorare giorno per giorno, di tornare a pensare all’uomo non come giacca e cravatta politica, ma guardando a cosa si fa nella società per ritrovare le cose giuste nel quotidiano, per poter festeggiare un progetto andato in porto e condannare una schifezza politica e pubblica senza guardare la casacca del partito.
Mi piacerebbe vedere chi si dice di centro-destra leggere anche il Manifesto (purtroppo non ci sono giornali indipendenti?!) e chi di centro-sinistra leggere anche il Giornale.
Perché seguire i media politicizzati dai propri padroni (dalla Rai alla Fininvest ai giornali di partito) è totalmente inutile. Tutti pecoroni belanti alle azioni dei propri padroni rendono il popolo fazioso ed ignorante, senza avere una capacità critica oltre la propria finta appartenenza.
Il lavoro, l’economia e lo sviluppo dovrebbero essere regolati e promossi dallo Stato ma è funzione dei privati cercare le soluzioni aziendali e personali per sopravvivere. Perché per ora bisogna pensare solo alla sopravvivenza umana più che politica mentre c’è invece una massa enorme di persone attaccata alla fama facile (Noemi ne è uno strascico..) ed ancora al lavoro fisso che arriva per raccomandazione.
Muoviamoci per non ammuffire.

Raimondo Cucciolla
 




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