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Claudio Fava tenta di rifondare la Sinistra

Lui e Niki Vendola i più accreditati a guidare i post-comunisti. Fava riparte dalla Sinistra democratica.

Catanese, giornalista e scrittore (autore del soggetto de “I Cento Passi” la storia di Peppino Impastato premiato a Venezia), figlio di quel Fava editore de “i Siciliani” (periodico anti-mafioso) ucciso dalla Mafia nel 1984, è un politico tra i più considerati per il futuro della Sinistra Italiana.
Eletto miglior parlamentare Europeo 2007, al secondo mandato, è già stato consigliere regionale in Sicilia e deputato, ha aderito alla scissione dai Ds di alcuni personaggi (come Mussi e la barese Sasso) fondando La Sinistra democratica.
Ora ne è il coordinatore nazionale in vista del congresso nazionale.
Ecco l’intervista di Raimondo Cucciolla

Sinistra democratica: un pezzo della sinistra che ha perso troppo consenso dall’11 al 3% con l’Arcobaleno. Volete fare un discorso proprio per poi solo in un secondo momento capire le alleanza e con chi farle. Vi rivolgete ai comunisti e alle persone di sinistra che non si sentono rappresentate…

La proprietà è ricostruire la sinistra, non metterei aggettivi, né arcobaleno, né comunista, né socialista, parlerei di sinistra di cui questo paese ha grande bisogno perché, non solo perché il 3% è un dato irreale, cioè racconta una punizione elettorale, racconta una caduta verticale di consenso, ma non racconta un paese in cui davvero la capacità di rappresentazione della sinistra è ridotta al 3%.
Racconta un nostro problema che va affrontato e va risolto, tentando di ricostruire una sinistra che faccia ammenda dei troppi aggettivi di cui si è abbellita nel corso degli anni e che provi a ripensare a sé stessa e a questo paese e che metta in discussione alcune categorie d’interpretazione, che costruisca un modello di partecipazione diversa e che soprattutto riesca a interrogare questo paese per come è cambiato.
Diverso da ciò che fino ad adesso siamo stati piccoli maestri con molte risposte basse, poche domande e poca curiosità. Nel momento in cui riprendi questo percorso intendi un progetto di una costituente di sinistra il tema di alleanze e coalizioni è una conseguenza di ciò che tu sei, di ciò che tu proponi. Sarebbe grave partire dalle alleanze per poi arrivare alla nostra identità.

Accostano la sua persona e quella di Niki Vendola come i personaggi che possono far risorgere la sinistra. Il problema è, non solo il leader, ma è fondamentale anche la base (sempre forte nel partito comunista). Quindi cosa è mancato alla nuova sinistra? Il leader, la base, la partecipazione, magari di quelle persone esterne, che non hanno la tessera di partito ma che si sentono di sinistra ma non sono state mai rese partecipi…

Il partito comunista radicato che abbiamo conosciuto era il Pci ma parliamo di 20 anni fa, la Sinistra Arcobaleno non è stata l’esperienza del Partito comunista, è stata l’esperienza di mettere insieme molti soggetti di sinistra, che alla fine sono rimasti allo stato embrionale di addizione, di somma aritmetica degli addendi e non di sintesi di progetto politico.
E’ mancato questo, siamo stati percepiti come cartello elettorale, non come progetto politico, è mancata la capacità di accettare, di mettersi in discussione radicalmente per ricostruire una sinistra che sia nuova nel merito e nel metodo, e adesso io proverei a non ragionare in termini di sinistra comunista, ciò che va costruito non è un accampamento di superstiti del comunismo in Italia, quello che va costruito è un percorso di navigazione difficile, rischioso ma necessario in mare aperto dove devi rifondare l’idea stessa della sinistra. Altri sceglieranno di rinchiudersi nella ridotta comunista ma questa non credo che sarà la nostra scelta.

Spesso i portaborse, le segreterie e gli uffici stampa i politici stessi diventano elitari, come anche Niki Vendola ha detto. Una politica che non vede gli altri, persone che magari hanno anche percorsi vicini ma che hanno deciso di non avere una tessera di partito. Oltre la base comunista, come pensa possano essere ripresi questi voti. Rifondando proprio il meccanismo di partito, le classi dirigenti, i vostri bracci destri…

Io ripartirei da questo vizio di origine. Non abbiamo tentato di mettere insieme la sinistra comunista, non abbiamo parlato soltanto ai comunisti. Il partito democratico è una proposta moderata e di centro, abbiamo tentato di aggregare a sinistra tutto, chi dall’esperienza comunista, chi dall’esperienza ambientalista, chi dall’esperienza socialista, chi viene da altre esperienze che non possono essere ricondotte a un simbolo e a un nome, la Sinistra, non la sinistra comunista. L’abbiamo messa assieme male, nel senso che era pensato più come ceto politico e meno come soggetto politico.
Ciò che dobbiamo fare è partire da questo vuoto, da questa percezione equivoca del nostro progetto per ricostruirlo, ripeto, sapendo che non dovremmo parlare soltanto a chi oggi si sente comunista ma a chi oggi si senti di sinistra, categoria assai vasta, assai orizzontale e assai indispensabile per restituire anche qualche esperienza in più alla politica di questo paese…non vorrei lasciare tutto nelle mani di Berlusconi e Veltroni.

La sinistra molto orizzontale e anche troppo critica, tanto da provocare danni all’esterno, in quei cittadini né di destra né di sinistra, che sono tantissimi e che costituiscono ogni volta l’ago della bilancia. Lei ha parlato di generosità, intercettare il cambiamento, una sinistra che deve far domande come priorità deve chiedere ai cittadini cosa pensano, perché al nord hanno votato Lega. Fondamentale l’attivismo degli iscritti, infatti andando oltre e cercare nuove fonti, non solo di consenso ma di chiacchiera proprio per capire dove bisogna andare…

Si, il problema è passare dalla chiacchiera al discorso. Il problema è passare da una militanza a una partecipazione che non sia soltanto la somma degli iscritti. Credo che esista una sinistra diffusa e nascosta in questo paese, che ogni tanto si volta, che ogni tanto rifluisce, in modo quasi carsico. Noi dobbiamo mettere in campo questa vocazione, questa cultura, questa possibilità complessiva di un paese che ha valori, che ha rigore, che ha un senso etico e che ogni tanto decide di rimanere alla finestra.
Fare in modo che la sinistra in questo senso sia parola inclusiva e plurale, non rivolta soltanto al personale politico che già esiste, ma rivolta ad un pezzo di questo paese che ogni tanto si dimentica di sé stesso, che forse non riesce a coltivare fino in fondo l’orgoglio di sé e delle proprie passioni e delle proprie battaglie a questa grande sinistra, a volte non percepita, devi dare rappresentanza, strumenti e soprattutto sovranità politica.

Quindi democrazia partecipata ma anche rappresentanza, la gente più partecipe che deve capire che bisogna avere rappresentanza mentre i partiti devono essere meno oligarchici.

Io penso proprio ripensare ad un soggetto politico partito, immaginare un luogo inclusivo nel quale non ci siano padroni di casa e ospiti ma tutti insieme, anche questa sinistra diffusa senza paternità che contribuisce alla elaborazione, alla gestione e alla decisione.
 




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