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Prodi e la scalata della Crisi...

D’Alema e la politica estera firmano la crisi del Governo Prodi
Tre senatori votati nel centrosinistra decidono di non appoggiare il Governo che cade sulla linea estera di D’Alema che non convince Andreotti e l’altro senatore a vita Pininfarina

Di Gregorio senatore d’Idv di Di Pietro già diventato Presidente della Commissione Giustizia con i voti del centrodestra nella notte passa al no dall’annunciato si. Poi Rossi cacciato dall’Pdci da sei mesi, per essersi dichiarato contro alcune linee del governo e del suo partito, conferma la sua astensione come Turigliatto (Prc). Gli epiteti dei colleghi non servono a scuotere le loro coscienze.
Come nel precedente Governo Prodi in pratica sono sempre i comunisti (due) a fare un piacere all’opposizione del Cavaliere.
Il capitolo senatori a vita questa volta non riesce a supplire al piccolo scoramento della risicata maggioranza. Andreotti aveva messo il suo sì condizionato alla relazione di D’Alema. Evidentemente bocciata diventa No.
Pininfarina il re del design fa capolino al Senato, dal giorno della fiducia d’insediamento del Governo Prodi e si siede tra i banchi di Forza Italia ove viene protetto dalle ire dell’amico Zanone ex liberale come lui, ora con l’Ulivo, che quando vede il voto contrario dell’amico gli grida “Ma cosa fai!, cambia voto!”. Così i partiti che si sono scelti i propri rappresentanti (o i nostri?) nelle file del centrosinistra piangono l’incapacità di scegliere la via del turiamoci il naso e scatenano la crisi del Governo Prodi che dichiara le dimissioni rimettendo il mandato al Presidente della Repubblica Napolitano.
Ora giro di consultazioni e Prodi dichiara di essere pronto ad un Governo Bis solo in caso di un accordo pieno! Facile dirlo ma come e con chi pensa di farlo? Con Follini che si porta dietro qualche centrista? Con un appoggio esterno dell’Udc per arrivare almeno a legiferare una riforma elettorale che permetta al popolo di tornare al voto per scegliere delle persone e non dei partiti chiusi nelle loro scelte e oligarchie? E ciò significherà addio a scelte come i Dico e un apertura di credito a chi porterà al nuovo Governo qualche voto in più?
Crisi, la parola giusta che indica la fine precoce di un Governo che, per poco si manteneva in piedi e con poco è scivolato, ufficialmente sull’Afghanistan di fatto per l’esigua vittoria elettorale.
Raimondo Cucciolla
 




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